L’antica tecnica di legatura delle viti con il salice | Il Torchio

Tradizione viva della viticoltura irpina e sostenibilità che nasce dal vigneto

La nostra viticoltura è fatta di gesti quotidiani, scelte lente e rispetto profondo per la pianta e per il territorio.
È lo stesso approccio che guida ogni attività della nostra azienda agricola biologica in Irpinia: nulla è automatico, nulla è lasciato al caso.

L’inverno nel vigneto: il tempo delle scelte

L’inverno è il tempo del silenzio nei vigneti.
La vite è in riposo vegetativo, “dorme”, come dice nonno Orlando. Ed è proprio quando tutto sembra fermo che si prendono alcune delle decisioni più importanti dell’intero ciclo produttivo.

È il momento della potatura secca: un gesto tutt’altro che meccanico, che serve a mantenere l’equilibrio della pianta e ad accompagnarla nel tempo, senza forzature. Con pochi tagli si imposta già il futuro del vigneto e la qualità delle vendemmie che verranno.

Nei vigneti allevati a potatura corta, come il cordone speronato dell’Aglianico, una volta definita la struttura della pianta non è necessaria una legatura annuale.
Nei sistemi a potatura lunga, come il Guyot, invece, la storia cambia: vitigni come Coda di Volpe e Falanghina richiedono capi a frutto più lunghi per esprimere al meglio la loro fertilità (I nostri vini).

In questi casi, dopo la potatura, è necessario legare il tralcio. Ed è qui che entra in gioco una pratica antica.

Il salice nei vigneti irpini: “lu saucio”

Passeggiando nei vigneti dell’Irpinia capita ancora di incontrare piante di salice ai margini dei campi. A uno sguardo distratto possono sembrare alberi fuori posto, ma in realtà hanno sempre avuto un ruolo preciso.

Lu saucio, come lo chiamano i nostri nonni, è una pianta umile e preziosa: flessibile quando è verde, resistente quando è secca. Per questo, per generazioni, è stato utilizzato in campagna per legare qualsiasi cosa, viti comprese.

Lu cistàru: un sapere contadino che rischia di scomparire

Il salice era alla base anche di un antico mestiere contadino: lu cistàru (il cestaio).
Durante l’inverno, davanti alla cimminija (il camino), si intrecciavano salici e li jèttule (strisce di canna) per realizzare cesti, panari, contenitori per il trasporto degli ortaggi, scope e oggetti di uso quotidiano.

Era un lavoro fatto di tempo, mani e pazienza. Un sapere nato dalla necessità e dal rispetto per la materia prima, oggi praticato da pochissimi.

Perché abbiamo scelto di tornare a legare le viti con il salice

Negli ultimi anni abbiamo deciso di tornare alla legatura delle viti con il salice, convertendo progressivamente tutti i vigneti.

È una scelta coerente con il nostro modo di fare agricoltura biologica:

  • eliminiamo la plastica dai vigneti
  • utilizziamo un materiale naturale, rinnovabile e biodegradabile
  • recuperiamo una pratica della tradizione contadina irpina
  • dedichiamo più attenzione a ogni singola pianta

In questo periodo, rigorosamente in luna calante — perché, come dice nonno Orlando, “solo così non ci attacca la rogna” — i salici vengono potati, puliti a mano e selezionati. Se conservati “a spúnzo”, immersi in acqua, mantengono elasticità per mesi.

Un gesto antico che diventa esperienza

Oggi della legatura mi occupo io, sotto lo sguardo attento di nonno, che continua a insegnarmi una tecnica semplice solo all’apparenza, più facile da vedere che da spiegare. In questo breve video si vede come leghiamo le viti con il salice, seguendo una pratica antica della viticoltura irpina (La legatura delle viti presso l’Azienda Il Torchio)

È lo stesso spirito che animava mestieri come quello de lu cistàru: gesti nati da una necessità concreta, capaci di diventare cultura.

Per questo immaginiamo i nostri percorsi di enoturismo in Irpinia come esperienze vere, non come semplici visite. Momenti in cui chi viene a trovarci può camminare nel vigneto, osservare la potatura, provare la legatura o intrecciare un salice.

Realizzare con le proprie mani un oggetto semplice, a costo zero, significa portare a casa qualcosa di più di un souvenir: significa portare con sé un pezzo di territorio e di tempo condiviso.

Buono, giusto, necessario

La sostenibilità dentro ogni bottiglia

Oggi si parla spesso di sostenibilità e vino naturale guardando solo a ciò che accade in cantina. Per noi, invece, tutto comincia dal vigneto.

Un vino deve essere prima di tutto buono.
La sua naturalità non è uno slogan, ma la conseguenza di un percorso coerente fatto di piccoli gesti quotidiani.

La sostenibilità nasce dai salici al posto della plastica, dal rispetto dei tempi della pianta, dalla volontà di non forzare ciò che ha già un suo equilibrio.
Un vino non deve essere solo buono, ma anche giusto: giusto nel modo in cui nasce, giusto nel rapporto con la terra che lo genera.

È così che nasce l’identità di un vino:
non da una tecnica isolata, ma da un insieme di scelte che sanno guardare lontano.

Info e prenotazioni Azienda Agricola Il Torchio, c/da San Giacomo in Corsano, Montecalvo Irpino (AV)

Tel: 3391621536 – info@iltorchiovini.com